lunedì 25 giugno 2012

Sic transit gloria mundi

Fu Iovane a spiegarmi cosa era successo: all'alba, due rumeni avevano ritrovato il cadavere di Zaccaria nelle terre che lavoravano per conto di certi parenti del Sindaco e avevano subito avvertito i Carabinieri. L'uomo aveva una profonda ferita alla tempia e un cartello di legno appeso al collo su cui era stata dipinta, a caratteri rossi, la scritta  sic transit gloria mundi.
- E che significa?
- "Così se ne va la gloria del mondo". E' una locuzione latina che si usa quando muore un personaggio famoso. Non così sarcasticamente, però. Chi ha ucciso Zaccaria dev'essere un uomo colto, in fin dei conti. 
- Perché dici "chi ha ucciso Zaccaria"? - chiese Peppe, porgendo un bicchiere di acqua e zucchero a Mario - lo sappiamo tutti che è stato 'O Demonio.
- Guarda che, sino a prova contraria, nessuno è colpevole, Peppì ...
- Iovane, tu avrai pure studiato, ma quanto a intelligenza pratica stai inguaiato. Ragiona un secondo: Zaccaria Abagnale, dopo anni di relazione con la moglie del Demonio, decide di appendere fuori al negozio del suddetto un solenne e inequivocabile paio di corna di ferro. Il Demonio chiude il negozio, s'incazza come la bestia cornuta che è e due giorni dopo Zaccaria viene ritrovato morto in mezzo ai campi. Secondo te chi è stato ad ucciderlo?
- A parte che una chiavata a settimana nel parcheggio di un supermercato non è "una relazione", ma chi te lo dice che sia stato materialmente lui a compiere l'atto? E se ha chiesto a qualcuno di farlo per conto suo?
- Vedi che alla fine giungiamo alle stesse conclusioni? Esecutore o mandante, Samuele Tammaro ha ucciso Zaccaria Abagnale, sicuro come il Padreterno che ci guarda dal cielo.
- Quello che bisogna capire, però - dissi - è se 'O Demonio (o chi per lui) ha ammazzato Zaccaria nei campi o vi ha solo lasciato il cadavere.
- Questo è compito della Scientifica - provò a spiegare Iovane, ma fu interrotto da Mario, che sembrava finalmente aver ripreso lo spessore dei vivi.
- L'ha ucciso lì, ne sono certo - sentenziò, a voce bassa ma decisa - Ha scelto quei campi perché voleva che la gente sapesse che era stato lui ad ammazzare Zaccaria. Di notte sono protetti dalla luna, ma già dalle prime luci del mattino arriva gente per lavorarli e sarebbe stato impossibile non far filtrare la notizia.
- State teorizzando sul nulla - tagliò corto Iovane - è da psicopatici compiere un delitto solo per dimostrare alla gente di sapersi fare giustizia da solo. Cos'è, un ritorno al delitto d'onore? A volte mi fate cadere le braccia con la vostra grettezza...
- Noi saremmo pure gretti - ribatté Peppe - ma tu neghi l'ovvio, caro mio...
- E quale sarebbe l'ovvio? La legge del taglione?
Mario schioccò la lingua sotto il palato in segno di disappunto e accartocciò tra le mani il bicchiere di plastica da cui aveva bevuto acqua e zucchero. Iovane, invece, con ancora il gusto della vittoria dialettica che gli gonfiava il torace, salutò i presenti e si avviò verso l'ufficio tecnico.
- Iovane, pfui! - sbottò Peppe, accasandosi dietro la scrivania dove c'era il computer - è buono solo a fare filosofia: parla, parla, parla, ma in fin dei conti non dice mai un cazzo di niente.
- Lascia perdere Iovane - dissi - date un'occhiata fuori ...
Sulla piazza centrale erano spuntati telecamere e microfoni ovunque: c'era chi si appostava sotto al campanile normanno, chi davanti alle fontane, chi fermava la gente puntandogli contro un gelato con il nome dell'azienda per cui lavorava. Giornalisti, sanguisughe, cavallette ovunque.
- Siamo diventati famosi! - disse Peppe.
- Siamo nella merda - rispose Mario.

martedì 19 giugno 2012

Happy Family

Anche Valeria sapeva delle corna del Demonio, ma non gliene fregava nulla. Farlo significava dare importanza a gente che si era ripromessa di odiare nel momento stesso in cui aveva lasciato la Grande Città per diventare la signora Di Ruocco (si, io mi chiamo Giovanni Di Ruocco, e Valeria, mia moglie, è la signora Di Ruocco). Di questo borgo bastardo dimenticato anche dalla Madonna che gli dava il nome detestava ogni cosa, dal rozzo campanile normanno che troneggiava sulla piazza centrale al terribile vizio dei suoi abitanti di darti del tu dieci secondi dopo averti conosciuto. Odiava gli uomini, le donne, i bambini, gli anziani, il parroco, il sindaco, il tabaccaio, l'edicolante. Alla scure della sua intolleranza non si sottraeva nessuno, neanche chi aveva la flemma e lo spessore per staccarsi dalla massa. Per questo, quando provai a parlarle di Zaccaria Abagnale, del Demonio e delle sue corna di ferro si produsse in una smorfia infastidita e alzò il volume del televisore per sotterrare il mio chiacchiericcio.
- Chi è Zaccaria? - chiese Monica, inforcando i maccheroni
- Un coglione - rispose Valeria, provocandole una sincera risata nasale.
La rimproverai di non usare certe parole davanti alla piccola, quindi mi voltai verso di lei e le passai una mano tra i capelli.
- Non ascoltare la mamma - le dissi - non si dicono le parolacce.
Lei scosse la testa per rassicurarmi e fece "ok" con la mano. Sorrisi. Ogni volta che la guardavo mi chiedevo come potesse una creatura così pura portare il mio corredo genetico senza sembrare uno scherzo della natura. Certo, le caratteristiche migliori le aveva ereditate dalla mamma: i capelli indomiti e ribelli, la pelle pallida, le labbra a forma di cuore, ma quegli occhi piccoli come bottoni erano i miei, e così le mani tozze e la pancia pericolosamente tendente alla pinguedine. Monica era l'unico motivo per cui avevo ancora voglia di tornare a casa dopo il lavoro, e pazienza se nel giro di qualche anno si sarebbe innamorata del cantante di una boy band e non avrebbe più voluto baciare suo padre: fin quando l'avrei trovata ad aspettarmi dietro la porta di casa ogni volta che sentiva tintinnare le mie chiavi sul pianerottolo, avrei continuato ad illudermi che la grazia di cui mi irradiava fosse eterna. 
Quando finimmo di pranzare, Monica si alzò da tavola e corse in camera sua a giocare. Valeria, invece, sparecchiò e iniziò a preparare il caffè.
- Si può sapere perché 'sta stronzata delle corna ti affascina così tanto? – mi chiese, avvitando la caffetteria con uno straccio.
- Non è che mi affascina - risposi, quasi imbarazzato - è che mi fa strano pensare di essere così fuori dalla vita del mio paese. Zaccaria Abagnale si chiava la moglie del Demonio nel parcheggio dell’Ipercoop ed io sono l’unico che non lo sapeva ...!
- E questo è un problema per te?
- Sì, perché è come se mi sentissi un estraneo, uno straniero nella mia stessa città! Dovrei sapere certe cose, le sanno tutti, perchè io ne sono all'oscuro?
- Perché sei una persona triste, Giovà, ecco perché. Sei anonimo, statico, impalpabile. Un corpo che passa attraverso i giorni senza lasciare traccia. Quante volte te l'ho detto?
Troppe, in effetti. Così tante da non farmi più male. Se la mia vita era una scala di grigi, la colpa era anche del mio carattere remissivo che aveva finito per spegnere i sogni di libertà e emancipazione che a sedici anni mi accompagnavano a letto tutte le sere. La paura di fallire, di non essere all'altezza, di far parte della massa informe e senza talento che finisce nascosta da uno sportello a fare il lavoro più triste del mondo mi ha tenuto lontano dal tentare qualsiasi strada di autoaffermazione, e quindi eccomi, a trentotto anni, prigioniero di tutti i miei incubi e di tutte le mie fissazioni, straniero in una città che mi aveva allevato e che non sembra ricordarsi di me.
- Hai ragione - tagliai corto, alzandomi da tavola prima che il caffè fosse pronto - forse è per questo che non lo sapevo.

Non dormii molto quella notte. Nella mia testa girotondavano pensieri troppo rumorosi per essere chiusi a chiave nel buio amniotico di incoscienza ed endorfine. Il mattino dopo avevo gli occhi ingolfati di sonno e i nervi che sbattevano contro le tempie come se volessero staccarsi dalla testa. In ufficio, Mario mi venne incontro con la faccia di chi ha in gola una malinconia che non riesce ad ingoiare.
- Zaccaria Abagnale è stato ucciso - disse, e scoppiò a piangere sulla mia spalla.

sabato 9 giugno 2012

Le corna del Demonio

All’inizio pensai fosse uno scherzo, le solite cazzate che si dicono a prima mattina per iniziare la giornata. Poi Iovane dell’ufficio tecnico mi mostrò una foto che aveva fatto col cellulare e capii che era tutto vero: la scorsa notte qualcuno aveva materialmente e inequivocabilmente appeso due grandi corna di ferro fuori al negozio di Samuele Tammaro, ‘O Demonio.
-          Lo diceva che prima o poi l’avrebbe fatto, e ha mantenuto la promessa …
-          Chi? – chiesi
-          Zaccaria. Sono anni che si tiene la moglie del Demonio. Lo sa tutto il paese, com'è che tu ne sei all'oscuro?
In effetti le mie conoscenze al riguardo erano piuttosto scarse. Sapevo che i pii uomini e le pie donne che andavano in Chiesa a battersi il petto la domenica lo chiamavano “‘O Demonio” perchè aveva gli occhi perennemente arrossati e un pizzetto nero e appuntito da Belzebù, ma non pensavo avesse una moglie e che questa se la intendesse con un uomo di nome Zaccaria. Anzi, non sapevo manco chi fosse Zaccaria, a dire il vero.
-          Il mese scorso – spiegò Mario - ‘O Demonio venne a sapere dal suo socio che Zaccaria si chiavava sua moglie nel parcheggio dell’Ipercoop. Due giorni dopo, la macchina di Zaccaria fu inspiegabilmente distrutta a colpi di cric. Lo sapevano tutti che era stato Samuele a scassargliela, lo sapeva anche Zaccaria. D’altronde, chi altri poteva essere stato?
-          Scusami, ma a 'sto Zaccaria hanno scassato la macchina e lui si vendica ficcando due corna di ferro sull’insegna di un negozio?
-          Tu non conosci Zaccaria Abagnale – disse Iovane in tono pedagogico, visto che tra noi era il più acculturato - È un uomo di altri tempi, un giullare, un personaggio da commedia dell’arte. I danni alla macchina si riparano, il danno all’immagine di un paio di corna fuori al negozio di uno chiamato ‘O Demonio no. Vive di immagini forti, di colpi di scena e contraccolpi umorali.
Feci finta di aver capito e mi chiesi come fosse possibile che in un paese di reietti e mezze seghe come il nostro, col nome di una Madonna che nessuno prega, un uomo di nome Zaccaria potesse vivere di colpi di genio del genere senza che nessuno gli desse del coglione, del frocio, del ritardato mentale. Anzi, da come ne parlavano, pareva quasi che Iovane,  Mario e gli altri provassero una sincera ammirazione nei suoi confronti. Forse era solamente l’ilarità che suscitava una notizia del genere -  un uomo che va appendendo un paio di corna fuori al negozio di uno chiamato ‘O Demonio – o forse era qualcos’altro, chissà.
Tornammo ad occuparci della nostra routine più o meno cinque minuti dopo, quando Peppe si appropriò del computer per sapere tutto del nuovo Roberto Carlos che l’Inter aveva scovato in Brasile e Mario si lanciò in un’elegia sulle tette di una che aveva visto l'altra sera in tv.

Prima di tornare a casa, mi allungai fino a via Euripide per dare un'occhiata al negozio del Demonio. La saracinesca era abbassata e sul marciapiede c'era puzza di piscio di cane. Quando alzai lo sguardo finalmente le vidi: erano due corna di ferro scuro, rudimentali e porose, sinceramente brutte. L’impatto sullo spettatore, però, era devastante, e il messaggio che sottendevano chiarissimo: Zaccaria Abagnale aveva consegnato al Demonio il lasciapassare per un’eternità da cornuto.

sabato 2 giugno 2012

Un borghese


Io non so di preciso come sia successo ma è successo. Un giorno mi sono svegliato e ho capito che mi avevano fottuto, alla fine ce l’avevano fatta, ero diventato uno di loro. La mia capacità di scegliere e discernere si era finalmente conformata ai principi che, sin dalla più tenera età, avevo sentito riecheggiare nelle loro scuole, nelle loro case, nelle loro chiese. Così una mattina mi sono ritrovato davanti allo specchio, inguainato in un vestito a giacca grigio, ad assaporare il gusto perverso di avere una buona apparenza.
Ero diventato un borghese.
Piccolo piccolo, forse. Di sicuro normale, nel senso più grigio del termine. Senza sogni e prospettive di fuga, ma con un lavoro, una famiglia e un fondo per la pensione. Impiegato comunale all’ufficio anagrafe - secondo piano a destra, dopo l’ufficio urbanistica. La maggior parte del lavoro consiste nell’aspettare qualcuno che deve rinnovare la carta d’identità o farne una nuova. Poiché questo è un paesello di non più di 11 mila abitanti, ciò significa passare le giornate a parlare di femmine e pallone con gli altri due sfigati che lavorano con me. A Mario, il più anziano, piacciono le tette da vacca, grosse e carnose, e ogni volta che ne vede un paio fa sempre lo stesso commento. L’altro, Peppe, ha appena un anno in più di me ed è interista, ma dice che non ha intenzione di smettere. In poco più di tre ore ordiniamo un paio di caffè, anneriamo qualche schedina e aspettiamo la campanella che ci dice che un'altra giornata è finita, siamo sopravvissuti all'abitudine anche quest'oggi, possiamo tornare alle nostre tane tutte uguali. Ogni tanto passa il sindaco e fingiamo di sfogliare qualche faldone o di cercare roba sul computer, anche se Mario, da quando gliel’ha insegnato il nipote, è quasi sempre su You Porn e Peppe si interessa solo di calciomercato, in qualsiasi mese e in qualsiasi momento dell’anno. Salutiamo, a volte ci inchiniamo, “buongiornosignorsindaco” e la cosa finisce lì, tutti a grattarsi le palle come prima. Però è questo che ci chiede la modernità: un posto di lavoro, un’attività retribuita che ci riempia le giornate dal lunedì al venerdì e ci permetta due settimane di ferie in Calabria a cavallo del Ferragosto. Perché il lavoro nobilita l’uomo, dicono i saggi, anche se come noi ci si guarda in faccia dalla mattina a sera.

Poi un giorno, arrivando in Comune, trovo Peppe e Mario circondati dai colleghi dell’ufficio tecnico e dell’ufficio urbanistica che urlavano e ridevano.
-          Cosa è successo? – chiedo, togliendomi la giacca
-          Non hai sentito? Stanotte hanno messo le corna al Demonio.