- L'arte della dialettica al servizio dell'informazione - commentò Valeria, senza preoccuparsi di sembrare sarcastica - tra tanta gente che potevano intervistare, proprio quel vecchio scugnato* dovevano scegliere? Finanche tu avresti fatto una figura migliore!
- Ma papà è bello. - disse Monica con tutta la serietà di cui era capace
- Perché non l'hai visto nudo - rispose lei.
- La pianti? - sbottai - Neanche davanti all'innocenza di una creatura riesci a darti una regolata!
- Figurati, che Dio protegga la sua innocenza quanto più a lungo possibile! Io mi limitavo a constatare l'ovvio.
- Offendendomi.- Descrivendoti.
- ...
- Seriamente, com'è che tu sei sempre in piazza e nessuno ti ha chiesto un cazzo di niente, Giovà?
- Perchè ...
Stavo per dirle di Robert De Matteis, ma non lo feci. Come avrebbe potuto capire una cosa del genere? Il mio entusiasmo sarebbe stato demolito dal suo arido cinismo! Dovevo nasconderle l'emozione di quell'incontro per evitare che diventasse patrimonio comune, un'esperienza condivisa che avrebbe perso ogni alito di bellezza nel momento in cui sarebbe passata dalla mia bocca alle sue orecchie. Robert De Matteis era un'emozione soltanto mia, e nessuno avrebbe potuto stuprarla col suo punto di vista.
- Perché sono anonimo e triste, Valè. Lo dici sempre anche tu, no? Probabilmente non sarei manco apparso sullo schermo tanto sono invisibile.
Il mattino dopo arrestarono 'O Demonio. Stavo accompagnando Monica a scuola quando due volanti dei carabinieri sfrecciarono a sirene spiegate lungo la strada principale seguite da un codazzo di macchine strombazzanti. Quando la gente si accorse di cosa stava accadendo, si riversò sui balconi e nelle strade per partecipare alla celebrazione di quella strana ordalia: qualcuno applaudì, qualcun'altro pianse, qualcuno invocò la pena di morte. Dai terrazzi si levarono grida di ogni genere, e per una decina di minuti il paese si fermò per asciugare la sua sete di giustizia.
- E questo è il popolo, caro il mio signor Di Ruocco, Giovanni Di Ruocco - disse Robert De Matteis, comparendo alle mie spalle - un grande stomaco che vive in funzione del suo umore. E' tendenzialmente indifferente, ma se viene stimolato fa rumori osceni e si contorce come un dannato. Poi lo stimolo si esaurisce e tutto si acquieta. Quanta di questa gente che inneggia alle forze dell'ordine domani tornerà a chiamarli "frustrati" leggendo il giornale o trovandosi una multa sul parabrezza?
- Non lo so ... parecchi?
- Quasi tutti, oserei dire.
- ...
- Comunque Samuele Tammaro è semplicemente in custodia cautelare, non ha confessato di aver ucciso Zaccaria. Lo tengono dentro perché è l'unico indiziato, e gli inquirenti, come me, credono nel rasoio di Occam, anche se probabilmente non sanno nemmeno cosa diavolo sia.
- In realtà non lo so neanch'io - confessai
- E' un principio filosofico basilare - rispose lui, senza indignarsi per la mia ignoranza - "a parità di fattori, la soluzione più semplice è quella da preferire". Controlli su Wikipedia.
- Non c'è bisogno, mi fido di lei.
- Fa bene. O forse no. Fidarsi, come s'intuisce dall'etimologia della parola, è un atto di fede, e la fede è una menomazione della coscienza.
- Nel senso che ...?
- Nel senso che rende cechi. Le Tenebre del Dubbio ti costringono ad aprire gli occhi per cercare la Luce, ossia la Verità.
- E' una cosa estremamente affascinante, e sincer...
- Papà ...! - Monica mi tirò per un braccio
- Ah, si ... devo accompagnare la bambina a scuola. E' stato un piacere rincontrarla, signor De Matteis. Avrei voluto avere più tempo per parlare con lei, ma come vede devo scappare e ...
- Non si preoccupi. Se mi vuole sa' dove cercarmi. Non piace me lasciare le conversazioni a metà.
- Neanche a me. Buona giornata.
Nei giorni che vennero si consolidarono in me due coriacee convinzioni: che la storia di Zaccaria e del Demonio era stata tutto sommato una piacevole parentesi in mezzo alla costante anonimia della mia vita (e un po' mi vergognai di questo pensiero, considerando che Zaccaria era 3 metri sotto terra e Samuele Tammaro a farsi inculare in prigione) e che avrei dovuto assolutamente chiamare Robert De Matteis per finire quella chiacchierata e magari cominciare un'altra, e un'altra ancora, per il solo gusto di ritrovarci in un luogo completamente diverso da quello da cui eravamo partiti.
Una mattina, così, cercai su Internet il numero di telefono del giornale e chiamai in redazione.
- Signor Di Ruocco, Giovanni Di Ruocco! Che piacere sentirla! Io e lei dobbiamo ancora finire quella chiacchierata!
- Si, è proprio per questo che l'ho chiamata, io ...
- Le va bene domani sera a casa mia?
-A casa sua a Napoli?
- Si, si segni l'indirizzo: via Vincenzo Cuoco 223. Ci vediamo verso le 9, va bene?
*senza denti
