martedì 17 luglio 2012

Passo doppio

La notizia della prematura scomparsa di Zaccaria Abagnale comparve nel sommario dei tg locali già ad ora di pranzo, e anche sul Sesto mandarono in onda un primo, approssimativo servizio nel giornale di mezzogiorno e mezza. Nel pezzo c'era anche l'intervista ad Alfonso 'O Mitraglione, il portiere del Comune.
- L'arte della dialettica al servizio dell'informazione - commentò Valeria, senza preoccuparsi di sembrare sarcastica - tra tanta gente che potevano intervistare, proprio quel vecchio scugnato* dovevano scegliere? Finanche tu avresti fatto una figura migliore!
- Ma papà è bello. - disse Monica con tutta la serietà di cui era capace
- Perché non l'hai visto nudo - rispose lei.
- La pianti? - sbottai - Neanche davanti all'innocenza di una creatura riesci a darti una regolata!
- Figurati, che Dio protegga la sua innocenza quanto più a lungo possibile! Io mi limitavo a constatare l'ovvio.
- Offendendomi.
- Descrivendoti.
- ...
- Seriamente, com'è che tu sei sempre in piazza e nessuno ti ha chiesto un cazzo di niente, Giovà?
- Perchè ...
Stavo per dirle di Robert De Matteis, ma non lo feci. Come avrebbe potuto capire una cosa del genere? Il mio entusiasmo sarebbe stato demolito dal suo arido cinismo! Dovevo nasconderle l'emozione di quell'incontro per evitare che diventasse patrimonio comune, un'esperienza condivisa che avrebbe perso ogni alito di bellezza nel momento in cui sarebbe passata dalla mia bocca alle sue orecchie. Robert De Matteis era un'emozione soltanto mia, e nessuno avrebbe potuto stuprarla col suo punto di vista.
- Perché sono anonimo e triste, Valè. Lo dici sempre anche tu, no? Probabilmente non sarei manco apparso sullo schermo tanto sono invisibile.

Il mattino dopo arrestarono 'O Demonio. Stavo accompagnando Monica a scuola quando due volanti dei carabinieri sfrecciarono a sirene spiegate lungo la strada principale seguite da un codazzo di macchine strombazzanti. Quando la gente si accorse di cosa stava accadendo, si riversò sui balconi e nelle strade per partecipare alla celebrazione di quella strana ordalia: qualcuno applaudì, qualcun'altro pianse, qualcuno invocò la pena di morte. Dai terrazzi si levarono grida di ogni genere, e per una decina di minuti il paese si fermò per asciugare la sua sete di giustizia.
- E questo è il popolo, caro il mio signor Di Ruocco, Giovanni Di Ruocco - disse Robert De Matteis, comparendo alle mie spalle - un grande stomaco che vive in funzione del suo umore. E' tendenzialmente indifferente, ma se viene stimolato fa rumori osceni e si contorce come un dannato. Poi lo stimolo si esaurisce e tutto si acquieta. Quanta di questa gente che inneggia alle forze dell'ordine domani tornerà a chiamarli "frustrati" leggendo il giornale o trovandosi una multa sul parabrezza?
- Non lo so ... parecchi?
- Quasi tutti, oserei dire.
- ...
- Comunque Samuele Tammaro è semplicemente in custodia cautelare, non ha confessato di aver ucciso Zaccaria. Lo tengono dentro perché è l'unico indiziato, e gli inquirenti, come me, credono nel rasoio di Occam, anche se probabilmente non sanno nemmeno cosa diavolo sia.
- In realtà non lo so neanch'io - confessai
- E' un principio filosofico basilare - rispose lui, senza indignarsi per la mia ignoranza - "a parità di fattori, la soluzione più semplice è quella da preferire". Controlli su Wikipedia.
- Non c'è bisogno, mi fido di lei.
- Fa bene. O forse no. Fidarsi, come s'intuisce dall'etimologia della parola, è un atto di fede, e la fede è una menomazione della coscienza.
- Nel senso che ...?
- Nel senso che rende cechi. Le Tenebre del Dubbio ti costringono ad aprire gli occhi per cercare la Luce, ossia la Verità.
- E' una cosa estremamente affascinante, e sincer...
- Papà ...! - Monica mi tirò per un braccio
- Ah, si ... devo accompagnare la bambina a scuola. E' stato un piacere rincontrarla, signor De Matteis. Avrei voluto avere più tempo per parlare con lei, ma come vede devo scappare e ...
- Non si preoccupi. Se mi vuole sa' dove cercarmi. Non piace me lasciare le conversazioni a metà.
- Neanche a me. Buona giornata.

Nei giorni che vennero si consolidarono in me due coriacee convinzioni: che la storia di Zaccaria e del Demonio era stata tutto sommato una piacevole parentesi in mezzo alla costante anonimia della mia vita (e un po' mi vergognai di questo pensiero, considerando che Zaccaria era 3 metri sotto terra e Samuele Tammaro a farsi inculare in prigione) e che avrei dovuto assolutamente chiamare Robert De Matteis per finire quella chiacchierata e magari cominciare un'altra, e un'altra ancora, per il solo gusto di ritrovarci in un luogo completamente diverso da quello da cui eravamo partiti.
Una mattina, così, cercai su Internet il numero di telefono del giornale e chiamai in redazione. 
- Signor Di Ruocco, Giovanni Di Ruocco! Che piacere sentirla! Io e lei dobbiamo ancora finire quella chiacchierata!
- Si, è proprio per questo che l'ho chiamata, io ...
- Le va bene domani sera a casa mia?
 -A casa sua a Napoli?
- Si, si segni l'indirizzo: via Vincenzo Cuoco 223. Ci vediamo verso le 9, va bene?

*senza denti

martedì 10 luglio 2012

Fucked up!

Se ne stava seduto all'unico tavolino del bar a giochicchiare con una bustina di zucchero. La teneva tra due dita e la faceva sbattere contro il bordo di una tazzina di caffè seguendo un ritmo tintinnante e cadenzato. Quando cominciò a parlare, la Philip Morris spenta che gli pendeva dalle labbra vibrò nell'aria come un trampolino.
- Lei si lamenta tanto dei miei colleghi, delle forze dell'ordine, del Comune - esordì - eppure credo di essere il settimo o ottavo giornalista che entra nel suo bar da stamattina, e l'unico che ha preso solo un caffè. Per non parlare dei vigili urbani: scommetto che tutte le mattine vengono a fare colazione da lei. Quanti cornetti finiscono nello stomaco della polizia municipale ogni giorno? Non me lo dica, conosco già la risposta. E scommetto anche che il signore qui presente lo sa. Lei è del Comune, giusto?
- Si - risposi
- Immaginavo. Fossi in lei, mio buon amico - mi disse - lascerei qui i caffè e mi rivolgerei a un altro bar. In tutta onestà non sono neppure un granché.
Posò 2 euro sul bancone e mi passò accanto dandomi una pacca sulla spalla. Ancora adesso mi rimbomba nelle orecchie il silenzio goffo e impotente in cui annegò il locale dopo la sua clamorosa uscita di scena, ma forse il tempo ha confuso i ricordi conferendogli i contorni slabbrati e dorati del Mito, e tutto mi sembra più grande e lucente di quanto non sia stato. Ad ogni buon conto, quando lasciai il bar lo trovai in piazza che armeggiava con un iPad seduto sul bordo di una panchina di tufo. Teneva ancora la Philip Morris spenta tra le labbra, tant'è che pensai che le sigarette per lui non fossero un vizio, ma un semplice vezzo, un modo come un altro di dire "ci sono e vi somiglio". Gli passai intenzionalmente davanti per farmi notare e lui sorrise della mia sfacciataggine.
- Alla fine li ha presi quei maledetti caffè - disse, indicando il vassoio che reggevo tra le mani
- Già. Non ho ascoltato il suo consiglio.
- Si figuri, ci mancherebbe altro. Dev'essere un cliente abituale, ormai non fa manco più caso a cosa beve.Ma io sono piuttosto intollerante a chi si lamenta e ai cattivi caffè, e in quel bar c'era una massiccia presenza di entrambe le categorie.
- Questa m'è piaciuta molto.
- Me ne compiaccio. Permette? - disse, porgendomi la mano - mi chiamo Robert De Matteis, mi occupo di cronaca locale per un grande giornale napoletano.
- Quale?
- Il più grande.
Lo guardai meglio: era un bell'uomo alto quasi 1 metro e 80, con un paio di baffetti sottili alla Clark Gable e i capelli lunghi che gli scendevano ondulati sulla fronte. Portava degli occhiali da vista con la montatura nera e le lenti violette, e le dita - decisamente tozze, ma vispe e vigorose - erano foderate di anelli a fascia larga decorati con teschi maori.
- Robert De Matteis, ha detto?
- Si, non si faccia ingannare dal nome: mia mamma è originaria dell'Hampshire, ma sono napoletano quanto lei, signor ...?
- Di Ruocco. Giovanni Di Ruocco.
- Mi piace come l'ha detto - fece - "Di Ruocco, Giovanni Di Ruocco". Come "Bond, James Bond". Le posso fare qualche domanda su Zaccaria Abagnale, mr. Di Ruocco?
- No, guardi, sono la persona meno indicata a parlare di certe cose. Conoscevo poco Zaccaria, quindi non le so dire niente ...
- Andiamo, mi vuole far credere che non sospetta come tutti che a ucciderlo sia stato il tizio che voi chiamate 'O Diavolo?
- 'O Demonio - lo corressi.
- 'O Demonio - si corresse - è stato lui o no?
- E' quello che dice la gente, sa ...le voci ... i ... i ... senta, devo andare, ho anche i caffè e non voglio che si freddino ...
- Ok, allora facciamo così: le pongo una sola, semplicissima domanda e lei mi risponde  soltanto "si" o "no", ok?
- Senta, io ...
- Se un leonessa cattura una zebra per sfamare il suo branco e, mentre raduna gli altri leoni per banchettare, un ghepardo veloce, astuto, sinuoso sguscia dai cespugli e sottrae con l'arguzia la carcassa ai leoni, quid juris? Cosa succede?
- I leoni catturano un'altra zebra?
- Nossignore.
- Vanno a riprendersi la preda e uccidono i ghepardi. 
- Esatto. E sa perché? Perché obbediscono a una sola legge, quella della natura: occhio per occhio, dente per dente. E' d'accordo con me, signor Di Ruocco?
- Si.
- Mi basta questo. Buona giornata e grazie per il suo tempo.
Mi strinse di nuovo la mano e mi congedò tornandosene al suo iPad. Rimasi lì a fissarlo per qualche attimo, giusto il tempo di accorgermi che ero stato fottuto. Ma non fottuto "imbrogliato": fottuto innamorato. Non che l'innamoramento non sia un grande imbroglio, per carità, ma quell'uomo mi aveva appena tagliato in due l'anima come una tela, ed io gliel'avevo lasciato fare senza opporre alcuna resistenza.

Quando tornai in ufficio, Mario mi chiese chi fosse il tizio con cui stavo parlando.
- Un amico - risposi senza convinzione.
Non ebbi il coraggio di dirgli la verità.

martedì 3 luglio 2012

Un quarto d'ora di celebrità

Purtroppo o per fortuna, la maggior parte dei giornalisti che avevano invaso la piazza lavorava per emittenti private. Si avvicinavano agli anziani del paese con le loro telecamere antiche e i loro accenti robusti trattenuti a stento da una buona sintassi e registravano decine di testimonianze sgrammaticate senza preoccuparsi di abbellirle o tagliarle, che tanto chi avrebbe visto il servizio parlava e ragionava nello stesso identico modo.
Nascosto tra i locali scorgemmo anche qualche inviato dei grandi TG del Nord. Loro sì che erano professionisti del melodramma: non appena la spia rossa della telecamera si accendeva, aggrottavano strategicamente le sopracciglia e incrinavano la voce per avvolgere l'ascoltatore nel pathos della sciagura. Erano espedienti empatici studiati ad arte ed affinati in anni ed anni di teatrino del dolore delle 13 e delle 20, più forti di ogni convinzione estetica e morale. Li guardavo avvicinarsi alla gente e mi sentivo a disagio, preda di una strana forma di gelosia: tra le pieghe delle risposte che gli stavano dando i miei compaesani c'era una storia che avevo conosciuto da poco ma che mi stavano già portando via, uno squarcio di vita che il pubblico avrebbe masticato e sputato via nel giro di un alito di vento padano.
- Vogliono farci diventare come Cogne o Novi Ligure, maledetti bastardi ... - bofonchiò Mario, scrutando la piazza
- Non ti sembra di esagerare? - chiese Peppe - In fondo qui non c'è nessun giallo. Zaccaria è stato ucciso dal Demonio: lo so io, lo sai tu, lo sa il paese e tra un po' lo sapranno anche loro. Ti do massimo 3 giorni e questi levano le tende.
- Io li conosco quelli come loro, Peppì. Ti ricordi quando si impiccò il figlio di mio cugino? Dissero che era stata colpa della famiglia, della madre che era una cagna e del padre che da piccolo lo picchiava ogni sera, quando invece si uccise soltanto perché non riusciva a trovare un lavoro e voleva sposarsi. Bisogna stare molto attenti a ciò che scrivono o mandano in onda: quella è gente che contempla il Fascino, non la Verità!
Le ferite di Mario resero la mia gelosia ancora più arida e irrazionale. Era evidente che davanti a tagli così profondi e salati il mio fastidio si prostrasse per quello che era: un vezzo epidermico e infondato di cui arrivare anche a vergognarsi, o almeno a dolersi in silenzio.
Da dietro il finestrone dell'ufficio riconoscemmo un'inviata del sesto canale che si aggiustava il trucco guardando in uno specchietto rotondo a forma di conchiglia. Quando ritenne di essere abbastanza bella da lasciare che la telecamera inghiottisse il suo lungo profilo volpino, fece segno al cameraman di registrare e chiamò a sé il custode del Comune, Alfonso Facci detto "'O Mitraglione". Appena la donna gli porse il microfono per intervistarlo, Alfonso cominciò a sputacchiare in preda alla foga dialettica, giustificando così un soprannome che resisteva da più di 40 anni.
- Mario, tu avrai anche ragione sui giornalisti, ma converrai con me che il fatto che Alfonso 'O Mitraglione che si faccia intervistare da una patana* del genere sia una profonda ingiustizia sociale - sbottò Peppe.
- Scendi giù e fatti intervistare pure tu, che ti devo dire! - rispose Mario, senza la minima traccia di ironia.
- Oh, io scenderei pure, ma tra poco arriva il caffè, e tu sai quali sono le mie priorità ...
- Mi sa che oggi il caffè non arriva - dissi, indicando di nuovo fuori - guardate là.
Due vigili urbani avevano bloccato il garzone del bar sul marciapiedi di fronte e gli avevano chiesto di non attraversare la piazza. Dai gesti che facevano riuscimmo a capire che non volevano intralciare il lavoro delle troupe televisive, e la motivazione parve stupida tanto a noi quanto a lui. Un paio di minuti più tardi il proprietario del bar telefonò in ufficio per chiederci di andare a ritirare i caffè di persona, che i vigili urbani di questo paese erano una banda di ritardati, la televisione rovina la gente, il sindaco dov'è in questi casi eccetera eccetera.
Peppe, però, si rifiutò di scendere, e a Mario non lo chiedemmo proprio. Così mandarono me: deglutii il mio fastidio con la rassegnazione orgogliosa del condannato che si avvia al patibolo e attraversai la piazza a testa bassa. I cannibali della tv stavano cibandosi della vanità dei miei compaesani e così non mi cagarono nemmeno di striscio. Nel bar, trovai il vassoio coi caffè e i bicchieri d'acqua sul bancone e il proprietario che ancora se la menava con la storia dei giornalisti e dei vigili urbani. Ne disse parecchie, tirò giù anche qualche Madonna, e allora provai a dirgli che non era successo niente, ma lui continuò a lamentarsi e contemporaneamente a scusarsi per l'inconveniente. Fu proprio in quel momento che ascoltai per la prima volta la voce dell'uomo che mi avrebbe cambiato la vita.

*sineddoche napoletana: patana, cioè "patata" (indi "vagina"), è un modo per indicare una donna particolarmente avvenente e desiderabile