martedì 10 luglio 2012

Fucked up!

Se ne stava seduto all'unico tavolino del bar a giochicchiare con una bustina di zucchero. La teneva tra due dita e la faceva sbattere contro il bordo di una tazzina di caffè seguendo un ritmo tintinnante e cadenzato. Quando cominciò a parlare, la Philip Morris spenta che gli pendeva dalle labbra vibrò nell'aria come un trampolino.
- Lei si lamenta tanto dei miei colleghi, delle forze dell'ordine, del Comune - esordì - eppure credo di essere il settimo o ottavo giornalista che entra nel suo bar da stamattina, e l'unico che ha preso solo un caffè. Per non parlare dei vigili urbani: scommetto che tutte le mattine vengono a fare colazione da lei. Quanti cornetti finiscono nello stomaco della polizia municipale ogni giorno? Non me lo dica, conosco già la risposta. E scommetto anche che il signore qui presente lo sa. Lei è del Comune, giusto?
- Si - risposi
- Immaginavo. Fossi in lei, mio buon amico - mi disse - lascerei qui i caffè e mi rivolgerei a un altro bar. In tutta onestà non sono neppure un granché.
Posò 2 euro sul bancone e mi passò accanto dandomi una pacca sulla spalla. Ancora adesso mi rimbomba nelle orecchie il silenzio goffo e impotente in cui annegò il locale dopo la sua clamorosa uscita di scena, ma forse il tempo ha confuso i ricordi conferendogli i contorni slabbrati e dorati del Mito, e tutto mi sembra più grande e lucente di quanto non sia stato. Ad ogni buon conto, quando lasciai il bar lo trovai in piazza che armeggiava con un iPad seduto sul bordo di una panchina di tufo. Teneva ancora la Philip Morris spenta tra le labbra, tant'è che pensai che le sigarette per lui non fossero un vizio, ma un semplice vezzo, un modo come un altro di dire "ci sono e vi somiglio". Gli passai intenzionalmente davanti per farmi notare e lui sorrise della mia sfacciataggine.
- Alla fine li ha presi quei maledetti caffè - disse, indicando il vassoio che reggevo tra le mani
- Già. Non ho ascoltato il suo consiglio.
- Si figuri, ci mancherebbe altro. Dev'essere un cliente abituale, ormai non fa manco più caso a cosa beve.Ma io sono piuttosto intollerante a chi si lamenta e ai cattivi caffè, e in quel bar c'era una massiccia presenza di entrambe le categorie.
- Questa m'è piaciuta molto.
- Me ne compiaccio. Permette? - disse, porgendomi la mano - mi chiamo Robert De Matteis, mi occupo di cronaca locale per un grande giornale napoletano.
- Quale?
- Il più grande.
Lo guardai meglio: era un bell'uomo alto quasi 1 metro e 80, con un paio di baffetti sottili alla Clark Gable e i capelli lunghi che gli scendevano ondulati sulla fronte. Portava degli occhiali da vista con la montatura nera e le lenti violette, e le dita - decisamente tozze, ma vispe e vigorose - erano foderate di anelli a fascia larga decorati con teschi maori.
- Robert De Matteis, ha detto?
- Si, non si faccia ingannare dal nome: mia mamma è originaria dell'Hampshire, ma sono napoletano quanto lei, signor ...?
- Di Ruocco. Giovanni Di Ruocco.
- Mi piace come l'ha detto - fece - "Di Ruocco, Giovanni Di Ruocco". Come "Bond, James Bond". Le posso fare qualche domanda su Zaccaria Abagnale, mr. Di Ruocco?
- No, guardi, sono la persona meno indicata a parlare di certe cose. Conoscevo poco Zaccaria, quindi non le so dire niente ...
- Andiamo, mi vuole far credere che non sospetta come tutti che a ucciderlo sia stato il tizio che voi chiamate 'O Diavolo?
- 'O Demonio - lo corressi.
- 'O Demonio - si corresse - è stato lui o no?
- E' quello che dice la gente, sa ...le voci ... i ... i ... senta, devo andare, ho anche i caffè e non voglio che si freddino ...
- Ok, allora facciamo così: le pongo una sola, semplicissima domanda e lei mi risponde  soltanto "si" o "no", ok?
- Senta, io ...
- Se un leonessa cattura una zebra per sfamare il suo branco e, mentre raduna gli altri leoni per banchettare, un ghepardo veloce, astuto, sinuoso sguscia dai cespugli e sottrae con l'arguzia la carcassa ai leoni, quid juris? Cosa succede?
- I leoni catturano un'altra zebra?
- Nossignore.
- Vanno a riprendersi la preda e uccidono i ghepardi. 
- Esatto. E sa perché? Perché obbediscono a una sola legge, quella della natura: occhio per occhio, dente per dente. E' d'accordo con me, signor Di Ruocco?
- Si.
- Mi basta questo. Buona giornata e grazie per il suo tempo.
Mi strinse di nuovo la mano e mi congedò tornandosene al suo iPad. Rimasi lì a fissarlo per qualche attimo, giusto il tempo di accorgermi che ero stato fottuto. Ma non fottuto "imbrogliato": fottuto innamorato. Non che l'innamoramento non sia un grande imbroglio, per carità, ma quell'uomo mi aveva appena tagliato in due l'anima come una tela, ed io gliel'avevo lasciato fare senza opporre alcuna resistenza.

Quando tornai in ufficio, Mario mi chiese chi fosse il tizio con cui stavo parlando.
- Un amico - risposi senza convinzione.
Non ebbi il coraggio di dirgli la verità.

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