Nascosto tra i locali scorgemmo anche qualche inviato dei grandi TG del Nord. Loro sì che erano professionisti del melodramma: non appena la spia rossa della telecamera si accendeva, aggrottavano strategicamente le sopracciglia e incrinavano la voce per avvolgere l'ascoltatore nel pathos della sciagura. Erano espedienti empatici studiati ad arte ed affinati in anni ed anni di teatrino del dolore delle 13 e delle 20, più forti di ogni convinzione estetica e morale. Li guardavo avvicinarsi alla gente e mi sentivo a disagio, preda di una strana forma di gelosia: tra le pieghe delle risposte che gli stavano dando i miei compaesani c'era una storia che avevo conosciuto da poco ma che mi stavano già portando via, uno squarcio di vita che il pubblico avrebbe masticato e sputato via nel giro di un alito di vento padano.- Vogliono farci diventare come Cogne o Novi Ligure, maledetti bastardi ... - bofonchiò Mario, scrutando la piazza
- Non ti sembra di esagerare? - chiese Peppe - In fondo qui non c'è nessun giallo. Zaccaria è stato ucciso dal Demonio: lo so io, lo sai tu, lo sa il paese e tra un po' lo sapranno anche loro. Ti do massimo 3 giorni e questi levano le tende.
- Io li conosco quelli come loro, Peppì. Ti ricordi quando si impiccò il figlio di mio cugino? Dissero che era stata colpa della famiglia, della madre che era una cagna e del padre che da piccolo lo picchiava ogni sera, quando invece si uccise soltanto perché non riusciva a trovare un lavoro e voleva sposarsi. Bisogna stare molto attenti a ciò che scrivono o mandano in onda: quella è gente che contempla il Fascino, non la Verità!
Le ferite di Mario resero la mia gelosia ancora più arida e irrazionale. Era evidente che davanti a tagli così profondi e salati il mio fastidio si prostrasse per quello che era: un vezzo epidermico e infondato di cui arrivare anche a vergognarsi, o almeno a dolersi in silenzio.
Da dietro il finestrone dell'ufficio riconoscemmo un'inviata del sesto canale che si aggiustava il trucco guardando in uno specchietto rotondo a forma di conchiglia. Quando ritenne di essere abbastanza bella da lasciare che la telecamera inghiottisse il suo lungo profilo volpino, fece segno al cameraman di registrare e chiamò a sé il custode del Comune, Alfonso Facci detto "'O Mitraglione". Appena la donna gli porse il microfono per intervistarlo, Alfonso cominciò a sputacchiare in preda alla foga dialettica, giustificando così un soprannome che resisteva da più di 40 anni.
- Mario, tu avrai anche ragione sui giornalisti, ma converrai con me che il fatto che Alfonso 'O Mitraglione che si faccia intervistare da una patana* del genere sia una profonda ingiustizia sociale - sbottò Peppe.
- Scendi giù e fatti intervistare pure tu, che ti devo dire! - rispose Mario, senza la minima traccia di ironia.
- Oh, io scenderei pure, ma tra poco arriva il caffè, e tu sai quali sono le mie priorità ...
- Mi sa che oggi il caffè non arriva - dissi, indicando di nuovo fuori - guardate là.
Due vigili urbani avevano bloccato il garzone del bar sul marciapiedi di fronte e gli avevano chiesto di non attraversare la piazza. Dai gesti che facevano riuscimmo a capire che non volevano intralciare il lavoro delle troupe televisive, e la motivazione parve stupida tanto a noi quanto a lui. Un paio di minuti più tardi il proprietario del bar telefonò in ufficio per chiederci di andare a ritirare i caffè di persona, che i vigili urbani di questo paese erano una banda di ritardati, la televisione rovina la gente, il sindaco dov'è in questi casi eccetera eccetera.
Peppe, però, si rifiutò di scendere, e a Mario non lo chiedemmo proprio. Così mandarono me: deglutii il mio fastidio con la rassegnazione orgogliosa del condannato che si avvia al patibolo e attraversai la piazza a testa bassa. I cannibali della tv stavano cibandosi della vanità dei miei compaesani e così non mi cagarono nemmeno di striscio. Nel bar, trovai il vassoio coi caffè e i bicchieri d'acqua sul bancone e il proprietario che ancora se la menava con la storia dei giornalisti e dei vigili urbani. Ne disse parecchie, tirò giù anche qualche Madonna, e allora provai a dirgli che non era successo niente, ma lui continuò a lamentarsi e contemporaneamente a scusarsi per l'inconveniente. Fu proprio in quel momento che ascoltai per la prima volta la voce dell'uomo che mi avrebbe cambiato la vita.
*sineddoche napoletana: patana, cioè "patata" (indi "vagina"), è un modo per indicare una donna particolarmente avvenente e desiderabile
secondo me non è stato o' Demonio
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